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Sonntag 20 Mai 2012
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Sie sind hier: Home Kulturelles "Canne al vento" di Grazia Deledda
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Canne al vento  di  Grazia Deledda

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Unser Leser Herbert hat diesen berühmten Roman der italienischen Schriftstellerin im Original gelesen und den folgenden Kommentar auf Italienisch für  "treffpunkt@lessandriaverfasst: 

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Il libro è stato scritto nel 1913, forse è questa la causa della lunga introduzione di Marilu Oliva che descrive in modo molto dettaglia-to la vita e le opere della scrittrice sarda. 

Grazia Deledda visse una vita molto turbolenta. Allora non era facile per una donna fare la scrittrice. Ma ne è valsa la pena, perché nel 1926 ha ricevuto il premio Nobel, il secondo dato ad un italiano a quel tempo. Cosi è diventata una delle persone più famose della Sardegna. Per questo motivo probabilmente il mio amico di penna sardo, Gianfranco, mi ha regalato quel libro. 

Ho già raccontato dell’ampia introduzione che mi ha impegnato per tanto tempo, e  avevo quasi perso la voglia di continuare a leggere il libro vero e proprio. Finalmente ho finito questa fatica e ho cominciato il romanzo.

All’inizio del secolo scorso una gran parte della gente era povera, cosi tanto che oggi non si potrebbe immaginare. La storia è quella della famiglia Pintor. Un giorno erano nobili, con una gran casa e un poderetto; in famiglia vi erano quattro sorelle e il padre, la madre era già morta. A causa del padre tanto severo la sorella più giovane fugge e il servo della famiglia, che si chiama Efix, l’aiuta. Il padre, dopo essersene accorto, tenta subito di punire il servo disubbidiente, che è quasi costretto ad uccidere il suo padrone involontariamente. Sapendo bene cosa aveva fatto, il servo lavora più che mai per le sorelle, le quali adesso sono sole, e si cura del loro benessere. 

La quarta sorella, quella che era fuggita, muore. Intanto si scopre che c’è anche un figlio suo, un bel ragazzo di diciotto anni che ha un buon rapporto con le sue tre zie, e cosi decide di andarle a trovare. Non tutte le zie sono liete, ma il servo si. Le zie si sentono ancora nobili, ma non sono ricche. C’è appena da mangiare, e adesso si deve nutrire una persona in più? Vivono in una casa quasi inabitabile e hanno un parente ricco, ma non le aiuta tanto. Il nipote però viene lo stesso e le ragazze giovani l’accolgono cordialmente. Non lavora molto, un po’ aiuta il servo, e presto cominciano i guai. Gioca a carte e perde molti soldi, che naturalmente non possedeva. S’innamora di una bella ragazza di nome Grixenda, che diventa presto la sua fidanzata e che egli promette di sposare. I grandi doveri costringono però il ragazzo, che si chiama Giacinto, a lasciare il paesino e la fidanzata. Una zia, forse per il cattivo comportamento del nipote, muore d’angoscia. Anche Grixenda è triste e dopo la morte di sua nonna vuole anche lei trasferirsi nel “continente”, come i sardi chiamano l’Italia all’altro lato del mare. L’ultimo desiderio di sua nonna era che si sposasse con Giacinto, e chiede, prima di chiudere gli occhi, ad Efix di andare dal giovane. Egli vive non molto lontano dal paese e lavora in un mulino. Ma a quei tempi percorrere anche quella piccola distanza era una gran fatica, in particolare per un uomo cosi vecchio come Efix. Il ragazzo è cambiato completamente. Lavora bene e sembra il beniamino di tutte le donne del nuovo luogo. Efix lo deve lasciare di nuovo, senza ricevere una risposta chiara. Ma a chi deve rivolgersi? Alle sorelle, le sue padrone? Decide di andarsene e incontra un mendicante cieco, che aiuta a sopravvivere. Insieme vagano da una festa all’altra sempre chiedendo delle elemosine. Una strana storia, ma tutto questo sembrava a Efix la penitenza per le sue opere malvagie. In particolare prova sempre rimorso per la morte del suo padrone e si sente la coscienza sporca. Finalmente Efix torna dalle sue padrone. Intanto si ammala gravemente ma le cose migliorano. Giacinto infatti incontra di nuovo la sua fidanzata Grixenda: i due decidono adesso di sposarsi e altrettanto fanno la sua amata padrona e suo zio. Proprio il giorno delle nozze Efix muore.

La scrittrice s’interessa soprattutto alla persona di Efix che è “solo” un servo, ma fa tutto con gran cuore per le sue padrone. Non viene pagato da dieci anni ma non si lamenta mai. Gli basta solo vivere insieme con le padrone e badare che si sentano a loro agio. Si può capire come viveva la gente a quel tempo. Erano poveri, ma forse, cosi sembra, più felici di noi oggigiorno. Bastava loro poco per essere contenti. 

Leggendo il libro naturalmente non ho capito qualche parola, una in particolare, e forse proprio la più importante.. Cosa significa “Canne” … Sta per tutti noi che siamo deboli come “canne nel vento”?

Naturalmente non sono la persona più adatta ad esprimere un giudizio su questo libro. Per me è stato divertente, anche se scritto forse in modo antiquato e ambientato in tempi altrettanto sorpassati. Per me, non essendo italiano, non è stato facile leggere il romanzo ma alla fine ce l’ho fatta !

                                                                                                                          Herbert

Wir haben Roberto, einem Italienischlehrer,  Herberts Frage gestellt und er hat uns das Buch wie folgt erklärt : Sullo sfondo della brulla terra sarda, vengono esposte le tematiche della povertà, dell'onore e della profonda superstizione. La Sardegna rurale del primo Novecento ripropone ancora oggi quel nodo insolubile tra una civiltà in apparenza statica e immobile sulle sue millenarie usanze e una Sardegna che avanza a grandi passi sulla via di un progresso, ieri industriale oggi industriale e tecnologico insieme. Mentre gli artisti del tempo della Deledda dibattevano sugli aspetti più complessi di quel progresso – cioè di quella modernità nella quale potevano cogliere l'essenza unitaria dell'uomo comunque e dovunque – la Deledda, assai più sensibile e avvertita sul piano culturale, coglieva il senso profondo e sconvolgente del mutGaltellì, Sardinienamento.

 

 

 

 

 

 

     

 Il narratore deleddiano adotta via via, in soggettiva, il punto di vista di altri protagonisti, come Noemi e Giacinto, ma soprattutto Efix. Egli distingue tra il dialogo cui affida il materiale narrativo oggettivo, spazio-temporale, e il piano soggettivo della percezione del mondo che viene rappresentato attraverso le immaginazioni e le fantasie del protagonista. L’autore ricorre a paragoni come le canne al vento e descrive la storia in modo oggettivo, tipico del Verismo. Il romanzo è di tipo descrittivo, è narrato in terza persona e la forma è corretta e facile da capire, anche se si possono trovare dei termini dialettali. 

                toutoutoutoutoutoutoutoutou

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